SUZUKI GSF 400: my Susi
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Quale modo migliore di iniziare questo nuovo anno se non con la mia “piccola” Susi?
Ecco quindi tutto quello che c’è da sapere per catturare questo piccola Bandit e ammanettarla nel proprio garage.

LA STORIA Suzuki GSF 400, conosciuta anche come Bandit e presentata in Europa nel 1990(in Giappone era già sul mercato da diversi anni)è una degna rappresentante della categorie “naked” con le sue doti di leggerezza (167Kg), maneggevolezza, prestazioni (48cv) e non ultima l’accattivante veste estetica ancora oggi attuale.
Forte del prezzo, allora piuttosto contenuto, la 400 di Hamamatsu ha saputo subito conquistare il consenso di chi era alla ricerca di una moto non troppo specializzata ma dotata di una tecnologia moderna e di elevate prestazioni.
La GSF sembrava fatta apposta per soddisfare tutte queste richieste e ha conosciuto un buon successo commerciale che continua tuttora, diventando infatti la mia prima moto!

COM'È La linea della GSF è decisamente piacevole e grintosa, dominata dagli elementi essenziali di cui è composta: motore, telaio e serbatoio. Questi ultimi due , in particolare, contribuirono a rendere la Bandit originale e inconfondibile nei confronti di tutte le altre moto sul mercato di quegli anni. L’unica nota storta è rappresentata dal radiatore che disturba un pò la linea, altrimenti molto equilibrata. Molto bello e aggressivo è il codino che ospita il fanale posteriore così come piacevoli nel disegno sono i cerchi in lega a tre razze cave.
Le leve, quella del freno regolabile, e i blocchetti elettrici sono di buona qualità . Il cruscotto, ben realizzato, è composto da due “orologi” a fondo bianco e da una serie di spie ben visibili in ogni condizione di luce. Ottimo infine il fascio luminoso assicurato dal proiettore che garantisce una guida sicura anche di notte (…in costiera Sorrentina).
Alcuni particolari potrebbero essere migliorati: il clacson(che perdo sempre!) non è sufficientemente potente, il rubinetto della benzina è scomodo da azionare e il cavalletto laterale lascia la moto in posizione troppo verticale con conseguenze facilmente immaginabili (..ahimè!).

IL CUORE DI SUSI Il propulsore della GSF è stato la punta di diamante della serie dei motori Suzuki raffreddati ad acqua giunti in Europa in quegli anni. Puntuale all’avviamento è molto silenzioso, presenta però una certa lentezza nel raggiungere la corretta temperatura d’esercizio. Osservando i dati di potenza e coppia massima di questo quattro cilind ri bialbero con quattro valvole per cilindro, si potrebbe pensare di avere a che fare con un motore scorbutico e dall’erogazione notevolmente appuntita;in effetti questo propulsore da il meglio di se agli alti regimi, ma risulta piacevole anche ai medio-bassi, avendo l’accortezza di non scendere l’ago del contagiri al di sotto dei 4000 giri.
Superata questa soglia il motore comincia a girare e a farsi sentire e, superati i 7000 giri, la spinta si fa più che corposa e prosegue in un crescendo entusiasmante sino alla zona rossa a quota 14000, accompagnato da un vero urlo allo scarico. Poi se si monta uno scarico racing (eh,eh,eh) fate davvero paura!

MOLTO NAKED Considerate le dimensioni della moto, realmente compatte, l’abitabilità è abbastanza buona. Il passeggero (o zavorrine) è sistemato piuttosto comodamente ma non ha una maniglia a cui appigliarsi, e sia pilota che passeggero,alla fine lamentano una scarsa imbottitura della sella.La guidabilità è ottima: la moto è molto maneggevole e nel traffico cittadino si disimpegna alla grande nonostante il limite del piccolo raggio di sterzata. In autostrada si soffre un pò l’assenza di un cupolino ma le brillanti doti del motore Suzuki permettono di mantenere velocità sostenute anche per lu nghi tratti, senza accusare il minimo colpo.La ciclistica è discreta ma mostra di non gradire i fondi sconnessi dove forcella e mono trasmettono reazioni un pò brusche allo sterzo.

FAME DI CURVE Il terreno ideale della GSF rimane comunque il misto extraurbano dove la mia piccola Susi mi ha regalato momenti emozionanti grazie al suo peso realmente contenuto che la rende veramente fulminea nei cambi di traiettoria.
Certo per andare veloci occorre tenere sempre il motore al giusto regime, aiutati anche da un cambio morbido e corto negli innesti. Anche il lavoro svolto dalla frizione è perfetto. L’unico “difetto” in questi momenti è rappresentato dalla risposta leggermente brusca dell’acceleratore che rende difficile dosare il gas.
Il reparto frenante assicura spazi di frenata decisamente contenuti. Il grosso disco all’anteriore fa ottimamente il suo dovere mentre il disco posteriore, con le sue dimensioni più ridotte,ha più una funzione di controllo anche se con una corsa del pedale un pò lunga.

Nel complesso la mia piccola Susi resta una moto facile da guidare e in grado di soddisfare non poche smanie sportive e con le dovute modifiche alla forcella, scarico e gomme più performanti,vi toglierete parecchie soddisfazioni. <-GG->
  
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